Comparazione di quote di scommesse 2026: a libro bilanciato il margine è del 5 %
Chi apre la schedina di un bookmaker italiano e legge 1,90 su entrambi gli esiti di una partita di tennis di solito non si chiede dove sia finito il resto. Il resto c’è, è aritmetico, e vale circa il 5 % di ogni euro giocato su quel mercato. Da qui comincia qualsiasi confronto fra le quote: non dal colore della grafica, non dalla generosità dichiarata di un bonus, ma da quanto un operatore si tiene su un mercato a due esiti e da quanto si tiene su un mercato a tre. Le due cifre non sono la stessa cosa e non si sommano.

La seconda domanda arriva subito dopo, e riguarda il diritto di stare sul mercato italiano: una concessione ADM rilasciata per singolo sito, con un numero, un concessionario e un palinsesto approvato. Fra questi due estremi — la quota che si vede e la concessione che non si vede — passa tutto quello che serve per scegliere dove giocare, e per capire che cosa si sta scegliendo di non avere quando si gioca altrove.
Dati aggiornati al 3 Novembre 2026; concessioni e numeri di concessione verificati sull’Elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza pubblicato da ADM (ex AAMS).
Indice dei contenuti
- Che cosa significa confrontare le quote di scommesse 2026, e che cosa no
- Quote fisse e quote variabili: il payout racconta due giochi diversi
- La concessione ADM: la condizione che viene prima della quota
- Autoesclusione e limiti: gli strumenti che esistono solo dove c’è una concessione
- Come è fatto un mercato, e come si legge una quota
- Nove mercati oltre il risultato: dove la copertura cambia il confronto
- Le quote viste da vicino: margine, payout e overround
- Criteri della comparazione: come sono stati valutati i dieci operatori
- Tassazione e obblighi: chi paga che cosa
- Domande frequenti
- Il percorso si sceglie prima della quota
Che cosa significa confrontare le quote di scommesse 2026, e che cosa no
Due persone possono guardare lo stesso pannello di quote e vedere cose diverse. Una cerca il nome della squadra e preme. L’altra guarda il numero come il prezzo di un bene che ha un costo di produzione, e sa che quel costo lo paga lei. La differenza fra le due non è il grado di diffidenza, è il fatto che la seconda ha un’informazione che alla prima manca: la quota non è una previsione, è un prezzo.

Il meccanismo è elementare una volta che lo si è visto una volta sola. Il bookmaker fissa il prezzo e si pone come avversario di chi scommette; la quota vale dal momento della giocata e non può essere modificata in seguito. Se il prezzo si muove dopo che la schedina è stata accettata, quel movimento non riguarda chi ha già giocato. È l’unico rapporto fra le parti in cui il venditore rinuncia a ripensarci, e vale la pena tenerlo a mente quando si legge una promozione: l’operatore conosce il proprio margine al momento in cui accetta la giocata, chi scommette conosce soltanto il prezzo.
La seconda cosa che si scopre confrontando è che il prezzo non si legge da solo. Serve un contesto: quante possibilità di esito ha l’evento, che tipo di mercato è, quanto è liquido, se si gioca prima o durante. Una quota di 1,85 su un mercato a due esiti e una quota di 1,85 su un marcatore sono due prodotti diversi venduti allo stesso modo, e il margine che ciascuno porta dentro non è lo stesso. Chi confronta senza questa distinzione confronta le copertine.
Il margine esiste anche quando non si vede
Non c’è una riga nella schedina che si chiami «costo del bookmaker». Il costo è dentro i numeri, e si vede solo se si sommano i loro reciproci. Prendiamo un mercato a due esiti a quota 1,90 su entrambi i lati: il reciproco di 1,90 è circa 0,5263, due volte fa circa 1,0526, e 1 diviso quella somma dà un payout di circa il 95 %. Il margine è la parte che resta, cioè quel 5 % che l’operatore incamera se le due parti del suo libro sono bilanciate. Non è un guadagno garantito su ogni singola schedina — se tutti giocano il lato che vince, il bookmaker paga — ma è il punto di partenza di ogni conto.

Cambiare il prezzo cambia il margine, e in modo molto più rapido di quanto sembri guardando i due numeri. Sempre su un mercato a due esiti, una quota di 1,95 su entrambi i lati porta il payout a circa il 97,5 % e il margine a circa il 2,5 %. Con 1,80 su entrambi i lati il margine sale a circa il 10 %. Fra questi due estremi, un quinto di punto decimale da una parte e quindici centesimi dall’altra, c’è tutta la differenza fra un operatore che chiede poco e uno che chiede tanto sullo stesso identico mercato.
È qui che il confronto smette di essere una classifica. Un bookmaker con margini stretti sul calcio può avere margini molto più larghi su un mercato di nicchia, e viceversa. Misurare una sola riga e generalizzare è l’errore più comune di chi arriva da una tabella comparativa che promette di dire «chi paga di più»: nessuno paga di più, tutti pagano su qualcosa.
Che cosa guarda chi scommette, e in che ordine
L’ordine delle priorità cambia con il tipo di giocatore, ed è la ragione per cui la classifica che viene dopo non ha un vincitore assoluto.
Chi gioca poche schedine, di importo basso e su eventi che conosce, guadagna poco da un margine stretto: su dieci euro di puntata la differenza fra il 2,5 % e il 10 % è meno di un euro, e non vale il tempo speso a cercarla. Per questo profilo contano di più l’ampiezza del palinsesto, la presenza di un mercato che altri non hanno, la rapidità con cui si riesce a giocare. Se il prezzo è decente, il prezzo non è il problema.
Chi gioca spesso, o su importi alti, o con la logica di costruire più schedine sullo stesso evento, si trova davanti a una matematica diversa. Su una multipla i margini non si sommano, si compongono: il costo del primo mercato moltiplica quello del secondo, e cinque selezioni a margine medio diventano un costo d’ingresso sensibile. Una ragione in più per confrontare i prezzi riga per riga invece di fidarsi della sensazione che il bookmaker «paghi bene».
E poi c’è un terzo ordine di priorità, che non ha niente a che vedere con il prezzo: l’accesso. Cashed out, streaming, quota maggiorata su un evento preciso, la possibilità di combinare tutto in un biglietto solo. Sono tutte cose che si pagano, direttamente o attraverso il margine, ma che cambiano il modo in cui si gioca. Un operatore con margini larghi che offre un mercato che nessun altro ha è, per chi vuole proprio quel mercato, l’operatore con il prezzo migliore in assoluto. Non è un paradosso: è l’unico senso che ha la parola «migliore» in una comparazione.
Gli errori che un confronto serio non fa
Il primo è leggere le promozioni come se fossero prezzi. Un bonus di benvenuto del 100 % non rende la quota migliore, e non la rende peggiore: sono due cose separate, con due costi separati, che vanno valutate una alla volta. Il bonus ha i suoi requisiti e le sue scadenze, il margine ha i suoi. Sommarli in un unico giudizio è il modo più rapido per non capire nessuno dei due.
Il secondo è confrontare le quote di un mercato con quelle di un altro. Una quota sul 1X2 di una partita di calcio, che ha tre esiti, e una quota sul testa a testa di un incontro di tennis, che ne ha due, vivono su payout strutturalmente diversi. Le cifre tipiche del mercato lo dicono con una chiarezza che nessuna classifica può replicare: nelle scommesse a due esiti, per esempio il tennis, il payout è di circa il 90 %; nelle scommesse a tre esiti, per esempio il calcio, sta intorno all’85 %. Chi si lamenta che «sul calcio le quote sono peggiori» sta descrivendo la terza possibilità di esito, non la generosità di un operatore.
Il terzo errore è il più sottile: dimenticare che la quota è un numero che appartiene a un momento. La stessa partita, lo stesso mercato, lo stesso bookmaker possono avere prezzi diversi a ventiquattro ore dall’inizio e a cinque minuti, prima dell’evento e durante. Fotografare un listino una volta e usarlo come giudizio definitivo su un operatore è come giudicare un ristorante dal prezzo di un solo piatto.
A chi serve davvero un confronto, e a chi non serve
A un conto preciso, questo strumento serve a chi ha già capito che cosa vuole. Chi cerca un mercato specifico — un GG/NG, un handicap, un numero di tiri in porta — confronta per trovare chi lo offre e a quali condizioni. Chi gioca live confronta per capire chi tiene il prezzo stabile mentre la partita si muove. Chi punta su tanti piccoli eventi confronta per limare un costo che si ripete ogni volta.
Non serve a chi cerca un pronostico. Nessun confronto di quote dice chi vince una partita, e nessuna quota particolarmente alta è l’indizio di un esito che il bookmaker non ha visto. Una quota più lunga della media dice che il mercato considera quell’esito meno probabile, o che quell’operatore ha la sua opinione sul prezzo, o che il libro è sbilanciato su quel lato. Sono tre spiegazioni ragionevoli e nessuna di esse è una previsione.
E non serve come sostituto della lettura dei termini. Il confronto dice come è fatto un prezzo e da chi. Che cosa succede se si vuole prelevare, entro quanto va rigiocato un bonus, che cosa si può fare con il proprio limite di deposito una volta fissato: sono informazioni che stanno nelle condizioni di ciascun operatore, e nessuna tabella le riassume meglio di come le scrive chi le applica.
Quote fisse e quote variabili: il payout racconta due giochi diversi
Prima di stabilire quale operatore paghi meglio conviene capire di quale dei due sistemi si sta parlando, perché sono due cose che portano lo stesso nome.
Con le quote fisse il bookmaker stabilisce il prezzo e diventa l’avversario di chi scommette. Il prezzo è quello, congelato al momento dell’accettazione, e la partita fra le due parti è chiusa: da lì in poi l’operatore non può più toccarlo. È il modello di tutte le scommesse sportive a quota fissa, cioè del prodotto che si trova sui siti con concessione italiana e che il legislatore mette al primo posto fra i giochi offribili a distanza.
Con le quote variabili, o totalizzatore, succede l’opposto. I giocatori scommettono fra loro e la quota è definita solo dopo l’evento, quando si sa quanto è stato raccolto e come è andata. Non c’è un avversario che fissa un prezzo, c’è un montepremi che si divide fra chi ha indovinato. Questo cambia radicalmente che cosa significhi «confrontare le quote»: non c’è niente da confrontare se non il meccanismo di ripartizione, perché la quota non esiste ancora nel momento in cui si gioca.
La differenza si vede nella cifra che viene restituita. Presso gli operatori statali la quota di restituzione del totalizzatore è inferiore al 50 %, e arriva fino a circa l’85 % per le corse di cavalli. Chi arriva da un’esperienza con le quote fisse e legge questi numeri tende a pensare che ci sia un errore: non c’è. Sono due mercati diversi, con due pubblici diversi, e il sistema a totalizzatore ha dalla sua una caratteristica che le quote fisse non hanno — la quota finale dipende anche da quanto è stato giocato dagli altri, il che su un evento molto sbilanciato può produrre un prezzo migliore di quello offerto da qualsiasi bookmaker.
Il legislatore italiano li tiene distinti. Fra i giochi offribili a distanza sotto concessione ci sono le scommesse a quota fissa e a totalizzatore sugli eventi sportivi, compresi quelli simulati, e sulle corse dei cavalli; separatamente ci sono i concorsi pronostici sportivi e ippici. Sono permessi diversi, con regole diverse, e un operatore che offre gli uni non offre automaticamente gli altri per il fatto di avere una concessione. Da qui una conseguenza pratica: quando una piattaforma scrive «scommesse» sul proprio sito senza specificare, la prima cosa da fare è guardare se il palinsesto che interessa è davvero a quota fissa.
La formula del payout, senza giri di parole
Il modo per misurare quanto un mercato restituisce non richiede software. Si prendono le quote di tutti gli esiti possibili, si calcola il reciproco di ciascuna, si somma, e si divide 1 per quella somma. Il risultato è il payout, cioè la parte delle puntate che torna ai giocatori sotto forma di vincite. Un esempio con tre esiti a quota 1,25, 5,00 e 10,00 dà circa il 90,91 %: i reciproci sono 0,8, 0,2 e 0,1, sommati fanno 1,1, e 1 diviso 1,1 è appunto 0,9091.
Da questa stessa aritmetica esce la probabilità implicita che il bookmaker assegna a ciascun esito, che è semplicemente il reciproco della quota. La quota 1,01 corrisponde al 99,01 %, la quota 2,00 al 50,00 %, la quota 4,00 al 25,00 %. Sono numeri eleganti, e sono anche la ragione per cui le probabilità implicite di un intero mercato sommate insieme superano sempre il 100 %: l’eccedenza è l’overround, e a libro bilanciato è il guadagno del bookmaker. Non si tratta di un errore di calcolo né di un arrotondamento sfuggito: è la struttura stessa del prezzo.
Ecco perché la parola «probabilità» va maneggiata con cura davanti a una quota. Il 50 % implicito in una quota 2,00 non è la probabilità che l’evento accada secondo una qualche verità oggettiva: è il prezzo tradotto in percentuale, gonfiato della parte che l’operatore si tiene. La differenza fra le due cose è piccola sulle quote corte e diventa evidente sulle quote lunghe, dove il margine pesa in proporzione molto di più sul valore della giocata.
Quanto costa un favore: i margini tipici
Le medie di mercato aiutano a collocare un’offerta, a patto di non scambiarle per un giudizio su un singolo bookmaker.
Nelle scommesse a due esiti, per esempio il tennis, il payout tipico dei bookmaker è di circa il 90 %. Nelle scommesse a tre esiti, per esempio il calcio, è di circa l’85 %. Detta così sembra una differenza di cinque punti percentuali. Letta dal lato del margine è la differenza fra un operatore che trattiene circa il 10 % e uno che ne trattiene circa il 15 %: su cento euro giocati sullo stesso tipo di mercato, la forbice vale cinque euro di costo in più per il calcio, e non dipende da quanto è simpatico il bookmaker.
Questa forbice va letta con la stessa cautela con cui si legge qualsiasi media. È una tendenza del mercato, non un numero che ogni operatore rispetta su ogni riga. Un bookmaker può stare sopra la media sul calcio e sotto sul tennis, perché la concorrenza su un campionato seguito da milioni di persone è più forte di quella su uno sport con meno volume. Chi costruisce una comparazione solo sulle medie finisce per scrivere un articolo sul mercato invece che sui bookmaker.
C’è poi un fattore che le medie non catturano e che il giocatore sente direttamente: il mercato scelto. Il 1X2 di una partita di Serie A è la riga più competitiva di qualsiasi listino italiano, quella su cui nessun operatore si può permettere di allargarsi troppo. Uno spettatore che guarda solo quella riga e la confronta fra dieci siti troverà differenze minime, e ne trarrà la conclusione sbagliata che tutti i bookmaker si equivalgono. Provi la stessa cosa su un mercato di nicchia — cartellini, tiri in porta, una categoria minore — e la dispersione dei prezzi si allarga.
Perché la quota di uno stesso mercato cambia da un sito all’altro
Le ragioni per cui due operatori mostrano prezzi diversi sulla stessa partita non sono misteriose. La prima è il modello di rischio: un bookmaker con margini stretti conta sul volume, uno con margini larghi preferisce guadagnare di meno per giocata incassando comunque, e sono due strategie commerciali legittime. La seconda è lo sbilanciamento del libro: se su un lato sono arrivate troppe giocate, l’operatore aggiusta il prezzo non per fare meglio, ma per attirare giocate dall’altra parte. La terza è la specializzazione: chi costruisce il prodotto intorno a un mercato tende a prezzarlo meglio degli altri, perché quel mercato è la sua vetrina.
Il lettore ha un modo rapido per capire in quale di questi tre casi si trova, e consiste nel guardare i due lati dello stesso mercato. Se la somma dei reciproci supera di poco l’unità, l’operatore sta lavorando con margini stretti. Se la supera di molto, il prezzo non è competitivo e nessuna quota maggiorata su un singolo evento cambierà la sostanza della cosa.
La concessione ADM: la condizione che viene prima della quota
Un listino di quote non significa nulla se l’operatore che lo pubblica non ha il diritto di prenderlo, quel listino, da un giocatore in Italia. È la differenza fra un confronto e un elenco di siti.
Il regolatore è l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ADM (ex AAMS) — e la vecchia sigla è ancora quella che il mercato pronuncia — e il quadro è il Decreto legislativo 25 marzo 2024, n. 41, «Riordino del settore dei giochi pubblici, a distanza», pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 78 del 3 aprile 2024. Le licenze non sono aperte a chi le chiede: sono concessioni assegnate con gara pubblica. È una distinzione che nel linguaggio comune si perde e che cambia tutto, perché il numero di operatori che possono stare sul mercato italiano è deciso dallo Stato, non dalla domanda.
L’articolo 6, comma 1 elenca che cosa si può offrire a distanza con una concessione: le scommesse a quota fissa e a totalizzatore su eventi sportivi, compresi quelli simulati, e sulle corse dei cavalli; i concorsi pronostici sportivi e ippici; l’ippica nazionale; i giochi di abilità, le carte e i giochi di sorte a quota fissa; le scommesse a quota fissa con interazione diretta fra giocatori, cioè il betting exchange; il bingo. Sei lettere, e nessuna di esse si porta dietro automaticamente le altre.
Il comma 3 fissa un limite temporale che vale la pena conoscere: i vincitori della gara possono gestire uno o più di quei giochi per un massimo di nove anni, senza rinnovo. Le condizioni includono una società di capitali con sede nello Spazio economico europeo, un piano di investimenti e l’impegno ai limiti di deposito che ADM stabilisce nella gara, come prevede il comma 5. E il comma 3 dell’articolo 4 insieme al comma 3 dell’articolo 5 congela le condizioni della concessione e il regime fiscale per tutta la sua durata. Il risultato pratico, dal lato di chi gioca, è che le regole di un operatore non si riscrivono a metà strada: o restano quelle, o l’operatore non è quello che dice di essere.
La gara di settembre 2025 ha assegnato 52 concessioni a 46 società su 93 domande, a circa 7 milioni di euro per nove anni, e il nuovo regime è partito il 13 novembre 2025. L’Elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza di ADM, letto il 25 ottobre 2026, ha 52 righe con codici da 16000 a 16051, ciascuna legata a un singolo sito .it. Una società può tenerne più di una: Eurobet Italia S.r.l. gestisce Eurobet, Bwin e Gioco Digitale. La concessione è per sito, non per azienda, ed è il dettaglio che rende inutile qualsiasi discorso su «il marchio X» in astratto.
Come si verifica se un bookmaker ha la concessione
La verifica non richiede competenze particolari e non costa nulla. ADM pubblica l’elenco dei concessionari autorizzati, e quell’elenco è l’intero test: chi c’è è autorizzato, chi non c’è non lo è. Leggerlo bene significa sapere come è fatto.
Ogni riga porta un codice e un nome di sito. Il nome del concessionario quasi mai coincide con il marchio: il concessionario si legge dalla riga, non dal logo. Una cosa che l’elenco non contiene è la colonna dei giochi. Un concessionario può avere diritto alle scommesse sportive, al poker e ai giochi di abilità, ai giochi di tipo casinò, all’exchange e al bingo in qualsiasi combinazione, e l’elenco non lo dice. Stare nell’elenco, quindi, non dimostra da solo l’esistenza di un’offerta di scommesse sportive: quella la dimostra il sito o l’app dell’operatore, con il suo palinsesto.
Il secondo passaggio utile è nelle condizioni contrattuali dell’operatore, che per prassi dichiarano numero di concessione e società concessionaria. Incrociare quella dichiarazione con l’elenco è la verifica completa, e richiede due minuti. Se un sito non mostra il numero e non compare nell’elenco, non c’è niente da incrociare.
C’è una verifica ulteriore che riguarda gli avversari. Sogei e la Guardia di Finanza collaborano con ADM alla lista dei siti legali, legata ai concessionari, e alla lista dei siti inibiti, entrambe pubbliche. Un operatore può quindi mancare dalla prima lista per una ragione sola, e la seconda lista dice quale. Al 25 ottobre 2026 Unibet, Betway, 1xBet e 22bet non compaiono fra le 52 righe dei concessionari autorizzati: sono quattro nomi che girano molto, e nessuno dei quattro ha una concessione italiana. Non è un giudizio sul loro prodotto. È un dato sull’accesso, e l’accesso è la cosa che precede tutte le altre in una comparazione.
Perché la concessione è per sito e non per marchio
Il fatto che ADM rilasci la concessione a un sito e non a un gruppo commerciale ha conseguenze concrete che vale la pena districare, perché il linguaggio del settore tende a confonderle.
Un gruppo può avere più siti, ciascuno con la sua concessione, la sua veste grafica e il suo listino. Questo significa che due marchi apparentemente concorrenti possono appartenere alla stessa concessionaria e che le loro quote possono essere fissate dalla stessa struttura. Non è una scorrettezza né una violazione: è come il legislatore ha costruito il sistema, e il comma 3 dell’articolo 6 lo dice esplicitamente quando parla di uno o più giochi affidati allo stesso vincitore della gara.
La conseguenza per chi confronta è duplice. Da un lato, confrontare due siti dello stesso gruppo non amplia per niente la scelta: le condizioni saranno spesso molto simili. Dall’altro, un marchio che si presenta come «il bookmaker italiano» e non mostra un codice di concessione sta dicendo qualcosa di impreciso, perché il pezzo di carta appartiene a un sito identificato, non a un’atmosfera.
Siti senza concessione: che cosa manca davvero
La domanda su cosa si rischia a giocare su un sito senza concessione italiana ha una risposta che non è di natura economica soltanto.
Un operatore autorizzato in Italia porta con sé quattro cose: la vigilanza di ADM, gli strumenti di limitazione e autoesclusione validi su tutte le piattaforme nazionali, l’accesso alla tutela e alla sede legale italiana in caso di controversia, e la tassazione che grava sul concessionario e non sulle vincite del giocatore. Un marchio .com con licenza straniera non porta nessuna di queste quattro, e la licenza estera non ha alcun valore in Italia.
Al quadro mancante si aggiunge un aspetto che è di diritto penale, e qui la voce è quella di ADM stessa. L’articolo 4 della legge 13 dicembre 1989, n. 401 richiamato da ADM il 28 febbraio 2024 prevede l’arresto fino a tre mesi e un’ammenda per chi pubblicizza in Italia giochi, scommesse e lotterie accettate all’estero, e aggiunge che anche il partecipante alle scommesse organizzate da operatori non concessionari è sanzionato con ammenda e arresto fino a tre mesi. Quanto valga in euro l’ammenda e se una singola partita sia mai finita in un procedimento è una domanda che questa pagina non risolve. La regola come la scrive il regolatore è quella, ed è scritta anche a carico di chi gioca.
Sul versante dell’offerta, l’articolo 22 del D.Lgs. 41/2024 organizza il meccanismo: ADM con la Guardia di Finanza e Sogei tiene le due liste, quella dei siti legali e quella dei siti inibiti, e i fornitori di accesso a internet e i prestatori di servizi di pagamento che disattendono un ordine di ADM sono sanzionati da 30.000 € a 180.000 € per violazione. ADM reindirizza i domini inibiti verso una pagina di avviso. Il blocco avviene a livello DNS e qualche fornitore è più lento di altri; un ordine del 2025 ha portato il totale a 11.481 domini, gli aggiornamenti del 2026 ne aggiungono decine o centinaia alla volta, e i mirror ricompaiono nel giro di ore. La parola che il settore usa per il risultato è «oscurati», e descrive esattamente la natura di questo strumento: rende complicato arrivarci, non impossibile. Nessuno dovrebbe confondere l’oscuramento con una protezione.
Autoesclusione e limiti: gli strumenti che esistono solo dove c’è una concessione
C’è una categoria di tutele che non ha alcun corrispettivo sul mercato offshore, ed è quella che decide se un problema può essere fermato in tempo.
L’articolo 15, comma 1 del D.Lgs. 41/2024 elenca gli strumenti che un concessionario deve offrire: autolimiti su tempo, spesa e perdita; limiti sugli importi depositati in un periodo definito, fissati dal concessionario in base all’età e al comportamento di gioco del giocatore secondo protocolli approvati da ADM; messaggi automatici sulla durata della sessione e sulla spesa; strumenti di autoesclusione, anche per categoria di prodotto; un canale di contatto aperto almeno cinque giorni alla settimana per otto ore al giorno. Sono sei voci in una legge, non un elenco di buone intenzioni di marketing: un operatore che non le offre non è un concessionario.
Il momento in cui tutto questo diventa concreto è la registrazione. Aprendo un conto di gioco si sceglie un limite di deposito settimanale o mensile, e le pagine degli operatori mostrano la richiesta già in fase di iscrizione. ADM stabilisce il meccanismo e gli operatori lo applicano con le proprie regole: nelle condizioni di Admiralbet, per esempio, la registrazione chiede di impostare un tetto massimo di ricarica, di spesa e di tempo di gioco su base giornaliera, settimanale e mensile; un limite ridotto ha effetto immediato, uno aumentato dopo sette giorni. Il ritardo sull’aumento non è una scortesia burocratica: è la sola cosa che impedisce a un limite di essere inutile, perché un tetto che si alza nel momento del bisogno non è un tetto.
L’autoesclusione funziona su un registro unico. Il RUA, Registro Unico degli Autoesclusi, istituito nel 2018, blocca l’accesso a tutte le piattaforme online con concessione ADM e alle sale fisiche. Una sola richiesta, e l’effetto vale su tutto il perimetro autorizzato. Anche qui le durate si sono mosse: le condizioni di Admiralbet prevedono l’autoesclusione per 30, 60 o 90 giorni oppure a tempo indeterminato, con effetto su tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia, e dal 1° febbraio 2026 la durata va da 7 a 270 giorni, o indeterminata con revoca possibile dopo 9 mesi.
Il numero verde nazionale è l’altra porta. Per i residenti in Italia bet365 indica il Telefono Verde Nazionale Gioco d’azzardo 800 55 88 22, e l’articolo 15, comma 2 aggiunge un obbligo che non si vede dal sito: ogni concessionario spende lo 0,2 % del proprio ricavo netto, fino a un massimo di 1.000.000 € all’anno, in campagne informative o di comunicazione responsabile su temi definiti da una commissione governativa. È una cifra che vale la pena tenere presente la prossima volta che si legge che «gli operatori non fanno nulla».
Che cosa succede su un sito non collegato al RUA
Un sito senza concessione non è collegato al RUA, e questa è la differenza più importante fra i due mondi. Un giocatore che si è autoescluso e apre un conto su una piattaforma offshore non trova nessun blocco, nessuna comunicazione automatica, nessun canale di contatto obbligatorio: il registro nazionale non lo riguarda e nessuna autorità italiana può imporre niente a quell’operatore.
Il punto non è morale, è strutturale. Le tutele italiane sono legate alla concessione: esistono perché lo Stato le ha messe come condizione per operare, e chi opera fuori da quella condizione non le applica. Un giocatore che sceglie il percorso offshore sta scegliendo anche di rinunciare a quel perimetro, che è esattamente il tipo di scelta che questa comparazione serve a rendere visibile invece che implicita.
C’è poi il versante delle ricariche, che sfiora la stessa logica. L’articolo 13 del D.Lgs. 41/2024 disciplina i punti vendita ricariche, i tabaccai e le ricevitorie che ADM tiene in un registro: ricaricano l’account online solo su richiesta del titolare dopo l’identificazione, con gli strumenti che il titolare ha già comunicato al concessionario o in contanti per un massimo di 100 € a settimana complessivi; non possono pagare vincite né consentire prelievi, e l’iscrizione al registro costa 100 € all’anno. È un canale progettato per far entrare denaro piccolo e controllato, non per farne uscire.
Sui metodi di pagamento che le comparazioni mostrano abitualmente presso gli operatori ADM ci sono carte, PostePay e altre carte prepagate, portafogli elettronici come PayPal, Skrill e Neteller, Satispay, bonifico, voucher e ricariche in contanti in tabaccheria come SisalPay e Mooney. Ogni singolo operatore ha la sua lista nelle proprie condizioni. Sulle criptovalute presso i concessionari ADM la posizione è aperta, e non risulta una norma che elenchi i canali approvati. L’articolo 22, comma 1 prevede un regolamento, da concordare con la Banca d’Italia, per impedire ai prestatori di servizi di pagamento di trattare denaro di gioco per operatori senza concessione: la sua entrata in vigore è da confermare, e finché non è confermata conviene leggere quel tipo di blocco come un’intenzione più che come un fatto.
Identificazione, minori e limiti di età
Un conto di gioco richiede l’identificazione completa, e le strade per arrivarci sono più di una. La registrazione classica con documento richiede l’invio di una copia; in alternativa diversi operatori offrono SPID e CIE. Per aprire il conto, il sito di BetFlag rimanda alle procedure di identificazione con SPID e con CIE accanto alla registrazione classica, e il gioco è vietato ai minori di 18 anni. Non è una clausola di stile: senza SPID il conto va convalidato entro 30 giorni, altrimenti viene sospeso e i prelievi restano bloccati, come dichiarano le pagine degli operatori.
L’età è fissata dalla legge italiana a 18 anni, e l’articolo 3, comma 1, lett. a) del D.Lgs. 41/2024 mette la tutela dei minori di età fra i principi del riordino; le condizioni di concessione includono l’esclusione dei minori dal gioco. C’è anche una determinazione dirigenziale di ADM su scommesse e minori che richiama il DM 111/2006, il cui contenuto non è noto da qui. Sui limiti di spesa specifici per fascia d’età, invece, la risposta breve è che il meccanismo esiste — ADM chiede ai concessionari di calibrare i limiti di deposito in base all’età e al comportamento di gioco — mentre la cifra del limite di deposito che ADM fissa nella gara non è nota.
Un punto che va detto chiaramente perché è la domanda che più spesso resta senza risposta: non risulta un tetto statale in euro alle puntate nelle scommesse sportive. Gli strumenti vincolanti sono i limiti che il giocatore si dà da sé e il limite di deposito che sceglie in registrazione. Chi si aspetta che una legge gli impedisca di puntare una certa cifra sta cercando una protezione che non c’è. L’unica cifra statale che entra nel rapporto è quella delle ricariche in contanti in tabaccheria, 100 € a settimana, che riguarda un solo canale.
Come è fatto un mercato, e come si legge una quota
Un confronto di quote ha senso solo se si sa che cosa si sta confrontando, e la prima distinzione da fare è fra le forme in cui una giocata può essere messa insieme.
La singola è la più semplice e la più trasparente: una selezione, una quota, un esito. La multipla combina più selezioni in un biglietto unico, e il suo prezzo è il prodotto delle singole quote: due selezioni a 1,80 diventano 3,24, tre diventano 5,832. Il sistema è la terza via, quella che accetta di sbagliare qualcosa: mette insieme più selezioni in un numero di combinazioni tale per cui una parte delle giocate resta viva anche se non tutte le selezioni passano. Non è una scommessa con una quota unica, è un pacchetto di scommesse, e il prezzo che si paga per la copertura è una parte del monte giocato che si perde in partenza.
Il giocatore esperto riconosce subito dove sta il costo di ciascuna forma. Sulla singola il margine è quello del mercato, e basta. Sulla multipla i margini si moltiplicano l’uno con l’altro, e il conto cresce in modo non lineare: una selezione in più non aggiunge solo una quota, aggiunge anche il costo. Sul sistema si aggiunge la parte di puntata che finisce sulle combinazioni perdenti, che è il prezzo vero della struttura. Sono tre prodotti diversi con tre profili di costo diversi, e un operatore che pubblicizza «le multiple» come se fossero la stessa cosa di «le singole» sta semplificando a suo favore.
Sul piano dei mercati, quello che il palinsesto italiano mostra è un catalogo ampio e abbastanza standardizzato. Nelle app dei concessionari si trovano l’1X2 sul risultato finale, l’Under/Over sulle reti, il Goal/NoGoal, i marcatori, i combo, l’handicap, il DNB che in italiano si legge «rimborso in caso di pareggio», e poi mercati più fini come il risultato esatto, il numero di goal, i tiri in porta, i cartellini e i rigori. L’app SNAI Sport elenca singole, multiple e sistemi con mercati su risultato esatto, numero di goal, tiri in porta, cartellini e rigori, oltre alla funzione Cash Out per chiudere le schedine prima della fine dell’evento. La funzione My Combo della stessa piattaforma permette di combinare più pronostici sulla stessa partita e di unire più My Combo su match o sport diversi, calcio, tennis e basket, nello stesso biglietto con una quota unica.
Quel che conta per la lettura delle quote è che questi mercati non hanno lo stesso margine, e non è una questione di furbizia dell’operatore. Un mercato con due esiti e volumi enormi si prezza in modo molto stretto; un mercato che richiede al bookmaker di stimare la probabilità di un singolo giocatore che si fa ammonire si prezza molto più largamente, perché la sua incertezza è maggiore e il volume che attira è minore. Chi confronta solo l’1X2 sta confrontando la parte più facile del lavoro di tutti.
La copertura conta quanto il prezzo
Su un mercato che non esiste non si può applicare nessuna quota, e ci sono due modi per non trovarlo.
Il primo è la copertura degli eventi. Ci sono operatori il cui palinsesto giornaliero è costruito intorno a certi sport: Planetwin365 offre eventi sportivi in diretta streaming con un palinsesto quotidiano che comprende tennis, basket, pallavolo e tennis tavolo. L’app Lottomatica copre Serie A, Serie B, Champions League, Premier League, F1, MotoGP e altri eventi, con quote e risultati in tempo reale e streaming per seguire la partita. Chi gioca su una disciplina con meno volume sa che la prima riga di una comparazione non è il prezzo, è l’esistenza della riga.
Il secondo modo è la profondità del catalogo dentro un singolo incontro. L’app Betsson Sportsbook & Casinò offre scommesse pre-match e live su migliaia di eventi, con mercati come 1X2, Under/Over, Goal/NoGoal, marcatori e combo. L’app Betfair Sport propone mercati come Esito Finale, Under/Over, Multigol e mercati combo, più la sezione Supercombo con combo e mercati unici a quote maggiorate. Tra le scommesse proposte da Sisal figurano la Scommessa DUO, la Supercombo, la Supercoppia, i mercati Goal, No Goal e Multigoal e le giocate su tiri in porta, rigori ed espulsioni, accanto alla funzione Cash Out. Sono cataloghi che si assomigliano nella sostanza e differiscono nei nomi, e il nome è ciò che il marketing può brevettare mentre il margine no.
Quota fissa, quota maggiorata, quota live
L’aggettivo davanti alla parola quota cambia la sostanza, e vale la pena separarli.
La quota maggiorata è un prezzo migliorato su un mercato specifico, quasi sempre su un evento di richiamo. L’app bet365 offre Quote Maggiorate su centinaia di mercati ogni giorno, oltre a Bet Builder+, che combina i mercati più popolari di eventi selezionati in un’unica scommessa, prima dell’evento e live. Sono prodotti reali e utili, ma vanno letti per quello che sono: una maggiorazione su una riga non dice niente sul margine delle altre novantanove. Un bookmaker che maggiora un mercato al giorno e prezza gli altri con margini larghi ha trovato il modo di stare in vetrina, non di pagare di più.
La funzione di chiusura anticipata merita un discorso a parte, perché è l’unica che trasforma una scommessa in qualcosa di reversibile. Il cash out permette di chiudere la giocata prima che l’evento finisca, come scrive Sisal, e SNAI lo mette a disposizione per chiudere le schedine prima della fine dell’evento. Quello che il nome non dice è che il prezzo di chiusura lo fissa l’operatore, e che quel prezzo incorpora un margine proprio, spesso più largo di quello del mercato originale. Chiudere in fretta non è gratis, e una funzione che sembra togliere il rischio a volte lo scambia con un costo certo.
Il live è il terzo caso e il più delicato. Le scommesse dal vivo sono offerte da tutti i grandi operatori, con quote e risultati che si aggiornano mentre la partita si gioca, ma le regole di ADM sui mercati live, sui ritardi e sugli eventi non sono note da qui, e non esiste un elenco di mercati live disponibile. La conseguenza per il giocatore è semplice: sul live la verifica delle regole va fatta sull’operatore, e la sospensione di un mercato nel momento in cui accade qualcosa di rilevante è la norma, non un disservizio.
Il betting exchange, un percorso separato
C’è un modo di scommettere che non passa da un bookmaker, ed è previsto espressamente dalla legge italiana come gioco a sé stante.
L’articolo 6, comma 1, lett. e) ammette le scommesse a quota fissa con interazione diretta fra giocatori, e la definizione dell’articolo 2, lett. u) la descrive con precisione: il giocatore può essere chi scommette o chi banca la scommessa, e il concessionario si limita a mettere in contatto in forma anonima le due parti. Non c’è un operatore che fissa il prezzo e si mette dall’altra parte, c’è un mercato in cui i prezzi li fanno i partecipanti.
Il vantaggio teorico è evidente: dove non c’è un bookmaker che fissa il prezzo, non c’è nemmeno il margine incorporato nel prezzo fissato. In pratica restano i costi propri del sistema, che cambiano da piattaforma a piattaforma. La documentazione di Betfair è indicata come contenente regole aggiuntive per i conti sull’exchange italiano, come una puntata minima a favore di 200 cent e passi da 50 cent, e un articolo di stampa specializzata del 2024 riporta che sul lato vincite il giocatore non deve nulla, con il prelievo che grava sul concessionario. Quali brand gestiscano oggi un exchange e con quali commissioni è una domanda a cui qui non si risponde; Betfair è descritto come il primo, con concessione 16028.
Per chi confronta quote questo è un mondo a parte, e vale la pena dirlo senza girarci intorno: un sostegno sul mercato exchange non si compara con la quota di un bookmaker, perché non è la stessa cosa. Nel primo caso si accetta un prezzo offerto da un altro giocatore, nel secondo un prezzo offerto dall’operatore. Sono due percorsi legittimi con due logiche di rischio diverse, e chi ha sempre giocato con un bookmaker ha bisogno di un po’ di pratica prima di leggere un book exchange.
Nove mercati oltre il risultato: dove la copertura cambia il confronto
Per un giocatore, la differenza fra un operatore ricco di mercati e uno essenziale non si vede nel numero delle righe, ma nella risposta a una domanda sola: c’è il mercato che mi serve? Su questa domanda i cataloghi dei concessionari italiani si separano, e le differenze sono nei dettagli del prodotto, non nello slogan.
Il primo gruppo di mercati è quello che ruota intorno alle reti. Under/Over e Goal/NoGoal sono ormai presenti ovunque; quello che cambia è il livello di dettaglio, cioè se il catalogo si ferma alla linea principale o scende sulle linee intermedie. Un Multigoal, come lo propongono Sisal e Betfair, chiede di indovinare una fascia e premia la precisione con una quota più lunga, e richiede all’operatore di stimare una distribuzione, non un risultato. Il secondo gruppo è quello dei marcatori e dei giocatori: su questo terreno la competenza di chi fissa il prezzo fa molto più lavoro che sul risultato finale, e il prezzo di una quota marcatore si allarga o si stringe a seconda di quanto l’operatore è attrezzato a stimarla.
Il terzo gruppo comprende i mercati disciplinari — cartellini, rigori, espulsioni — dove il modello di prezzo dipende da variabili che nessun algoritmo legge bene: l’arbitro designato, la posta in gioco, la fase della stagione. Che SNAI e Sisal li mettano in evidenza nei loro cataloghi dice qualcosa sia sulla domanda, sia sulla capacità di prezzare un evento poco correlato al punteggio. Il quarto è quello delle giocate combinate, dove il mercato non è un esito ma una serie di esiti correlati: Scommessa DUO, Supercombo, Supercoppia, My Combo, Bet Builder+. Qui il margine non si legge sommando i reciproci delle quote, perché la quota unica nasce da un modello interno che tiene conto della correlazione fra le selezioni. È un prodotto interessante e opaco insieme, e chi lo usa deve accettare di non poter verificare il prezzo come verifica un 1X2.
Il quinto gruppo è quello delle scommesse su eventi simulati. L’articolo 2, lett. v) del D.Lgs. 41/2024 definisce le scommesse su eventi simulati come gli eventi sportivi, ippici e di altro tipo generati da un computer e mostrati con animazione o con un evento reale preregistrato, ammessi all’interno di una concessione per le scommesse sportive; i siti degli operatori hanno una sezione «Virtuali». Sui virtuali la tassazione è diversa da quella delle scommesse sportive tradizionali e la velocità con cui si susseguono gli eventi è molto più alta, due cose che insieme rendono quel prodotto poco adatto a chi gioca per passatempo e molto adatto a chi cerca la puntata frequente.
Il sesto gruppo è l’ippica, che in Italia è due cose distinte e spesso confuse. Le scommesse sulle corse dei cavalli, a quota fissa o a totalizzatore, stanno dentro la lettera a) dell’articolo 6, comma 1 e richiedono la concessione per le scommesse sportive. I giochi di ippica nazionale — vincente, accoppiata, tris, quarté, quinté e simili, definiti all’articolo 2, lett. h) — stanno alla lettera c) e richiedono una concessione propria. Un brand che accetta scommesse sulle corse non è quindi automaticamente attivo sui giochi di ippica nazionale, e se attivi in Italia i totalizzatori ippici online non è una cosa che si possa dedurre dalla sua vetrina.
Il settimo gruppo sono le selezioni fatte da altri. Chi non vuole leggere un palinsesto può appoggiarsi a un’app che organizza il tutto per lui: l’app Goldbet permette di giocare schedine Live, Pre-match, Singole, Multiple e Sistemi su tutti i campionati di calcio e su altri sport. L’app StarCasinò permette di scommettere sui principali eventi sportivi italiani e internazionali con varie tipologie di scommessa sportiva, accanto alle slot e al Live Casinò. Nella comparazione questi prodotti entrano come percorsi alternativi alla ricerca autonoma della quota, e chi li usa sta pagando la comodità con un grado di controllo in meno.
L’ottavo gruppo è quello degli esports: se il palinsesto ADM li comprenda non risulta, e la conseguenza è che chi vuole giocare su un videogioco competitivo deve verificare direttamente sull’operatore, non fidarsi di una categoria generica. Il nono è il campo in cui il legislatore ha messo un paletto che merita attenzione: l’articolo 2, lett. s) definisce il palinsesto come il programma di eventi, sportivi — comprese le corse dei cavalli — e non sportivi e di tipi di scommessa predisposto dal concessionario e approvato da ADM, e una scommessa può essere presa solo su eventi del palinsesto approvato. ADM aggiunge gli eventi uno alla volta: a settembre 2026 ha autorizzato la Setka Cup, con bet365 primo partner, come riporta la stampa di settore. Quali sport e quali tipi di scommessa stiano nel palinsesto approvato non è noto da qui, e la conseguenza per il giocatore è che una voce assente da un catalogo può dipendere da una decisione amministrativa e non da una scelta commerciale.
Le quote viste da vicino: margine, payout e overround
A questo punto la comparazione ha una teoria e ha dei numeri, e conviene metterli accanto.
Il punto di partenza è che le quote decimali fisse sono una traduzione della probabilità. La quota 1,01 corrisponde al 99,01 %, la 2,00 al 50,00 %, la 4,00 al 25,00 %: il reciproco della quota è la probabilità implicita. Si chiama implicita perché è quella che l’operatore ha incorporato nel prezzo, non quella che l’evento ha nel mondo. Su una quota 2,00 il giocatore legge il 50 %, e su quel 50 % c’è già il costo del servizio.
Il secondo pezzo è la somma dei reciproci. I bookmaker calcolano le quote in modo che le probabilità implicite di tutti gli esiti insieme superino il 100 %, e l’eccedenza si chiama overround: a libro bilanciato è il guadagno dell’operatore. Vederlo è semplice. Su un mercato a due esiti a 1,90 su entrambi i lati i reciproci sono circa 0,5263 ciascuno, la somma è circa 1,0526, e l’eccedenza è di circa 5,26 punti. Il payout, che è 1 diviso quella somma, sta intorno al 95 %, e il margine è la parte restante.
Rifarlo con altri prezzi mostra quanto sia sensibile il meccanismo. A 1,95 su entrambi i lati si ottiene un payout di circa il 97,5 % e un margine di circa il 2,5 %. A 1,80 su entrambi i lati il margine sale a circa il 10 %. Nessuno dei tre esempi è un prezzo quotato da un operatore reale: sono tre ipotesi che servono a mostrare come un centesimo di quota sposti il costo. E mostrano anche la ragione per cui il giocatore esperto guarda due cifre invece di una: la quota gli dice quanto può vincere, e solo la somma dei reciproci gli dice quanto sta pagando per poterlo vincere.
L’esempio che tutti possono rifare
Vale la pena costruire un conto completo su un mercato a due esiti a quota 1,90 su entrambi i lati, dichiarando che si tratta di un’illustrazione e non di un prezzo reale, e verificando ogni passaggio.
Due esiti a 1,90 sono i due lati dello stesso mercato: la somma dei reciproci è 1/1,90 + 1/1,90 = 1,0526 circa, il payout è 1/1,0526 ≈ 0,95, cioè il 95 %, e il margine è 100 % − 95 % = 5 %. Dunque su un mercato a due esiti come quelli del tennis un operatore che proponga 1,90 e 1,90 restituisce in media circa il 95 % di quanto raccolto su quel mercato e trattiene circa il 5 %.
Con quelle quote, una puntata di 10 € che vince restituisce 10 € × 1,90 = 19 €, dei quali 9 € sono profitto netto. Una puntata di 100 € che vince ne restituisce 190, con 90 € di profitto. Sono risultati aritmetici su una singola giocata vincente, e non dicono nulla sulla probabilità che quella giocata vinca: il prezzo di 1,90 implica che il bookmaker la valuta intorno al 52,6 %, ma è una probabilità incorporata nel prezzo e gonfiata dal margine, non una previsione.
La stima che si può trarre da questi numeri è di natura statistica. Immaginando che su un mercato a due esiti con margine del 5 % vengano giocati 100 € in tante puntate, il costo medio incorporato è di circa 5 €, che è il margine applicato al totale giocato; su una singola puntata da 10 € l’attesa matematica è di circa 0,50 € di costo. È un valore medio su molte giocate, non un esito garantito, e non promette nessuna vincita. Chi gioca dieci volte dieci euro su un mercato così paga in media mezzo euro di margine ogni volta, e chi vince la prima giocata incassa 19 € senza che quel numero gli dica niente sulla seconda.
La banda in cui collocare il costo cambia con il tipo di mercato, e questo è il passaggio che una tabella di quote non mostra mai. Su un mercato a tre esiti, come l’1X2 del calcio, il payout tipico scende verso l’85 %, e il margine sale di conseguenza verso il 15 %: lo stesso ragionamento applicato a 100 € giocati su un 1X2 porta il costo medio incorporato verso i 15 €. La differenza fra i due scenari — 5 € contro 15 € su cento giocati — è interamente dovuta al numero di esiti del mercato e alla profondità della concorrenza su quel mercato, non alla generosità dell’operatore. Con le quote 1,25 / 5,00 / 10,00 su tre esiti il calcolo dà circa il 90,91 %: ancora una volta il payout è una funzione della struttura del mercato prima che del bookmaker.
E il margine va tenuto separato dall’imposta, che è una cosa diversa pagata da un soggetto diverso. Sulla scommessa a quota fissa l’operatore versa l’imposta unica: 20,5 % se la raccolta avviene sulla rete fisica e 24,5 % se avviene a distanza, calcolata sulla differenza fra le puntate e le vincite; le scommesse a quota fissa sulle corse dei cavalli pagano le stesse aliquote, prima del 43 % e del 47 %, e le scommesse su eventi simulati pagano il 24,5 % sull’importo raccolto al netto delle vincite restituite. Una proposta del «Decreto Sport» per portare le aliquote al 21 % e al 25 % non è entrata in vigore. Se i crediti da bonus entrino nella base imponibile non è dato sapere. Sono numeri dell’operatore, non del giocatore, e questo è il punto: il margine lo paga chi scommette, l’imposta la versa chi incassa.
Perché le quote sui mercati di nicchia sembrano sempre peggiori
La sensazione che i mercati esotici siano prezzati male ha una spiegazione che non ha niente a che vedere con l’onestà dell’operatore.
Prezzare un 1X2 di Serie A significa stimare due probabilità e un risultato, con milioni di giocate che affinano il modello ogni settimana. Prezzare il numero di tiri in porta di una squadra di provincia significa stimare una distribuzione su una variabile che dipende dall’arbitro, dal meteo e dalla scelta di formazione. L’incertezza della stima è più grande, il volume che ci si aspetta è più piccolo, e il margine deve coprire entrambe le cose. Un payout basso su quel mercato non è un dispetto: è il prezzo di un prodotto più difficile da fabbricare.
Per il giocatore la conseguenza è una regola pratica che vale più di qualsiasi classifica. Se si gioca su un mercato di nicchia, il margine è il costo minore della serata, e la scelta dell’operatore va fatta sulla disponibilità del mercato e sulla chiarezza delle sue regole, non sul centesimo di quota. Se invece si gioca molto sui mercati principali, la differenza di prezzo è l’unica cosa che conta davvero, e vale la pena spostare il conto dove la riga costa meno.
Da questa stessa logica viene un’osservazione sulle quote maggiorate, che sono quasi sempre su mercati principali e su eventi di richiamo, cioè dove il margine è già stretto. Un prezzo migliorato su una riga che sarebbe comunque competitiva è un gesto commerciale utile, ma chi lo prende per una misura della generosità generale dell’operatore sta leggendo la vetrina e non il magazzino.
Criteri della comparazione: come sono stati valutati i dieci operatori
La classifica che segue non è una graduatoria di simpatia e non dice chi paga di più in assoluto, perché una cosa del genere non esiste. Dice che cosa fa ciascun operatore, con quali condizioni, e a quale tipo di giocatore quella combinazione si adatta.
Il primo criterio è la titolarità della concessione. Tutti e dieci i brand presenti hanno una concessione ADM con un numero, un sito .it e un concessionario dichiarato, e questo è il prerequisito, non un merito: senza quello non ci sarebbe niente da confrontare. Il secondo criterio è la struttura dei costi, cioè il margine che un operatore applica a un tipo di mercato, misurato quando i numeri esistono e descritto a parole quando non esistono. Il terzo è la forma del prodotto: che tipologie di scommessa si possono giocare, quali mercati sono coperti, se esistono funzioni come la chiusura anticipata, lo streaming o i costruttori di multipla. Il quarto è il rapporto fra ciò che un operatore promette e ciò che le sue condizioni scritte chiedono per ottenerlo, valutato sul tipo di offerta — bonus cash, free bet, quota maggiorata, cashback — e non sulla sua dimensione. Il quinto criterio sono gli strumenti di controllo del giocatore, dai limiti di deposito all’autoesclusione, letti come li descrivono le condizioni di ciascuno.
Un criterio che sarebbe comodo e che questa comparazione non usa è la velocità dei prelievi. Non ci sono numeri affidabili su questo punto, e preferiamo dirlo invece di ordinare i dieci brand secondo un’imprecisione. Chi tiene davvero a quella variabile la misura da sé: una richiesta di prelievo al mese, cronometrata, dice più di qualunque tabella.
La tabella che segue riporta per ogni operatore il numero di concessione con il concessionario e che cosa le condizioni dell’operatore stesso dichiarano sul tema del confronto, cioè il prezzo e il meccanismo della quota. L’ultima colonna è la più utile e la meno elegante: quando un operatore scrive nelle proprie condizioni qualcosa che riguarda direttamente il costo della giocata o le regole della quota, quella riga vale più di dieci righe di listino.
| Brand | Concessione ADM e concessionario | Che cosa dichiarano le condizioni dell’operatore |
|---|---|---|
| bet365 | ADM n. 16030, Hillside (New Media Malta) Plc | Quote Maggiorate su centinaia di mercati ogni giorno e Bet Builder+ che unisce i mercati più popolari di eventi selezionati in un’unica scommessa, pre evento e live; fra gli strumenti di gioco responsabile figurano periodi di pausa, limiti di versamento, avvisi sull’attività di gioco e autoesclusione |
| Betsson | ADM n. 16027, Azzurri Limited | Offerta di scommesse pre-match e live su migliaia di eventi, con mercati 1X2, Under/Over, Goal/NoGoal, marcatori e combo |
| Goldbet | ADM n. 16009, Goldbet Better Organization Italy S.p.a. (GBO Italy) | Schedine Live, Pre-match, Singole, Multiple e Sistemi su tutti i campionati di calcio e su altri sport; il bonus di benvenuto è legato al download dell’app e alla registrazione |
| Sisal | ADM n. 16020, Sisal Italia S.p.a. | Scommessa DUO, Supercombo, Supercoppia, mercati Goal, No Goal e Multigoal, giocate su tiri in porta, rigori ed espulsioni; la funzione Cash Out chiude la giocata prima della fine dell’evento |
| Betfair | ADM n. 16028, Betfair Italia S.r.l. | Mercati Esito Finale, Under/Over, Multigol e combo, più la sezione Supercombo con combo e mercati unici a quote maggiorate |
| Planetwin365 | ADM n. 16007, Pwo S.p.a. | Eventi sportivi in diretta streaming con un palinsesto quotidiano che comprende tennis, basket, pallavolo e tennis tavolo |
| Eurobet | ADM n. 16012, Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale | Scommesse singole, multiple e sistemi, con le schedine in corso e concluse raccolte nella pagina My Bets |
| Lottomatica | ADM n. 16010, Goldbet Better Organization Italy S.p.a. (GBO Italy) | Copertura di Serie A, Serie B, Champions League, Premier League, F1 e MotoGP, con quote e risultati in tempo reale e streaming per scommettere live seguendo la partita |
| StarCasinò | ADM n. 16026, Azzurri Limited | Scommesse sui principali eventi sportivi italiani e internazionali con varie tipologie di scommessa, accanto alle slot e al Live Casinò |
| William Hill | ADM n. 16044, William Hill Malta Plc | Benvenuto Sport con bonus cash pari al 100 % del primo deposito fino a 50 €, deposito minimo di 20 € con carta o PayPal entro 7 giorni, erogato in tranche da 10 € su multiple di almeno 5 selezioni con quota minima 5.00 giocate con denaro reale |
Due cose emergono dalla tabella anche a una lettura veloce, e nessuna delle due è una classifica. La prima è che i concessionari si ripetono: Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale gestisce Eurobet, Azzurri Limited compare sia su Betsson sia su StarCasinò, GBO Italy sta dietro sia Goldbet sia Lottomatica. Chi confronta dieci siti crede di confrontare dieci aziende, e in tre casi su dieci sta guardando due siti della stessa struttura. La seconda è che quasi nessun operatore pubblica nelle proprie condizioni una dichiarazione quantitativa sul margine che applica, e questo non è un caso: il margine non si dichiara, si misura. La colonna lascia quindi emergere la parte del prodotto che ciascun brand racconta di sé, che è l’informazione utile per capire che cosa si compra, non quanto costa.
Il gruppo degli operatori orientati al prezzo e al prodotto live
Alcuni operatori costruiscono la propria offerta intorno alla frequenza delle giocate e alla ricchezza dei mercati, e su questo terreno sono i più attrezzati.
bet365 (concessione ADM n. 16030, Hillside (New Media Malta) Plc) è il caso in cui il prodotto parla prima del prezzo. L’operatore dichiara Quote Maggiorate su centinaia di mercati ogni giorno e Bet Builder+, che combina i mercati più popolari di eventi selezionati in un’unica scommessa, sia prima dell’evento sia live. È un catalogo costruito per chi vuole comporre la giocata invece di sceglierla da una lista, e il costruttore di multiple è la funzione che più degli altri cambia il modo di giocare: mette insieme selezioni correlate dello stesso incontro con una quota unica che nasce da un modello interno, e su un prodotto del genere il confronto con un listino tradizionale non è possibile. Fra i suoi strumenti di gioco responsabile figurano periodi di pausa, limiti di versamento, avvisi sull’attività di gioco e autoesclusione, e per i residenti in Italia l’operatore indica il Telefono Verde Nazionale Gioco d’azzardo 800 55 88 22. Sul versante della vigilanza, bet365 compare come primo partner della Setka Cup quando ADM ne ha autorizzato gli eventi a settembre 2026: è il segno di un operatore che presidia il palinsesto approvato prima degli altri. Chi gioca molte selezioni sulla stessa partita trova qui la funzione che gli serve, e paga quel servizio con l’opacità del prezzo combinato, che nessun payout calcolato riga per riga può verificare.
Betsson (concessione ADM n. 16027, Azzurri Limited) si presenta con un catalogo dichiarato in migliaia di eventi fra pre-match e live, e con i mercati che contano per chi gioca: 1X2, Under/Over, Goal/NoGoal, marcatori e combo. È la struttura classica del bookmaker generalista fatta bene, dove la profondità sta nell’ampiezza e non in una funzione di punta. La conseguenza pratica è che su qualunque mercato principale Betsson è un posto dove trovare la riga, e sul mercato di nicchia lo è meno di un operatore specializzato in un solo sport. Il brand condivide la concessionaria con StarCasinò, e questo è un’informazione per chi pensa di aprire due conti per confrontare i prezzi fra i due: il confronto vale quanto vale quello fra due vetrine dello stesso negozio.
Goldbet (concessione ADM n. 16009, Goldbet Better Organization Italy S.p.a., GBO Italy) mette al centro la varietà delle forme di gioco: schedine Live, Pre-match, Singole, Multiple e Sistemi su tutti i campionati di calcio e su altri sport, con il bonus di benvenuto legato al download dell’app e alla registrazione. Il sistema è la voce interessante dell’elenco, perché è la forma che accetta di sbagliare qualcosa in cambio di una copertura, e non tutti gli operatori la mettono in prima fila. Il marchio appartiene alla stessa concessionaria di Lottomatica, e chi legge i due siti come se fossero concorrenti indipendenti si sta perdendo il fatto più rilevante della loro relazione.
Sisal (concessione ADM n. 16020, Sisal Italia S.p.a.) ha costruito un catalogo con nomi propri: Scommessa DUO, Supercombo, Supercoppia, i mercati Goal, No Goal e Multigoal e le giocate su tiri in porta, rigori ed espulsioni, con la funzione Cash Out per chiudere la giocata prima della fine dell’evento. La chiusura anticipata è la voce su cui vale la pena soffermarsi, perché è l’unica funzione del listino che tocca il rischio e non solo il prezzo, e il prezzo a cui si chiude lo decide l’operatore. Chi gioca partite che si mettono male trova in quella funzione un paracadute, e paga il paracadute con un margine che non compare accanto alla quota.
Betfair (concessione ADM n. 16028, Betfair Italia S.r.l.) porta un catalogo fatto di Esito Finale, Under/Over, Multigol e combo, con la sezione Supercombo che raccoglie combo e mercati unici a quote maggiorate, ma il suo tratto davvero distintivo è un altro e la pagina lo ha già incontrato: è la piattaforma descritta come la prima dell’exchange italiano, il gioco previsto dalla lettera e) dell’articolo 6 dove i giocatori si mettono l’uno contro l’altro e il concessionario si limita a metterli in contatto. Chi ha capito la differenza fra fissare un prezzo e accettare il prezzo di qualcun altro trova qui il secondo percorso, con regole proprie sui conti italiani; chi cerca il bookmaker tradizionale trova un catalogo ordinario e una quota maggiorata in vetrina. Per un giocatore che vuole capire come si forma un prezzo, questa è la piattaforma che glielo mostra meglio di qualunque spiegazione.
Il gruppo che vince sulla copertura e sulla struttura
Il secondo gruppo raccoglie gli operatori la cui forza non sta in una funzione spettacolare ma in quello che si riesce a fare con il biglietto.
Planetwin365 (concessione ADM n. 16007, Pwo S.p.a.) offre eventi sportivi in diretta streaming con un palinsesto quotidiano che comprende tennis, basket, pallavolo e tennis tavolo. Leggere quell’elenco dice più di quanto sembri: non sono gli sport che riempiono la prima pagina, sono gli sport che riempiono la giornata di un giocatore, che si giocano anche di martedì pomeriggio e che sulla maggior parte dei siti hanno righe sottili. Chi segue una disciplina diversa dal calcio trova qui il palinsesto che gli serve, e la voce dello streaming è quello che distingue un operatore che trasmette da uno che si limita a quotare. Sul margine applicato agli sport di nicchia questa pagina non ha numeri, e chi vuole giocarci li ricava dalla prima schedina provando a ricostruire la somma dei reciproci.
Eurobet (concessione ADM n. 16012, Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale) copre il terreno delle forme classiche, con scommesse singole, multiple e sistemi e con le schedine in corso o concluse raccolte nella pagina My Bets. Il valore dell’operatore sta meno nel catalogo che nell’organizzazione: sapere dove sono le proprie giocate aperte è una funzione che nessuno pubblicizza e che chi gioca più di due schedine a settimana usa ogni giorno. La concessionaria gestisce anche Bwin e Gioco Digitale, ed è il caso più chiaro di un gruppo con più siti e una sola struttura dietro: chi apre conti su tutti e tre per cercare il prezzo migliore sta probabilmente confrontando tre volte la stessa offerta.
Lottomatica (concessione ADM n. 16010, Goldbet Better Organization Italy S.p.a., GBO Italy) punta sulla copertura degli eventi che contano: Serie A, Serie B, Champions League, Premier League, F1 e MotoGP, con quote e risultati in tempo reale e streaming per scommettere live seguendo la partita. È una scelta editoriale precisa, rivolta a chi guarda gli eventi di massa e li vuole giocare mentre li guarda. Sui mercati di nicchia quella scelta si paga: un catalogo costruito intorno agli eventi di richiamo non è un catalogo per chi cerca il tennista numero 180 del ranking. Il marchio condivide la concessionaria con Goldbet, e chi valuta entrambi deve tenerlo presente. Per chi segue il campionato e la Formula 1, invece, l’abbinamento fra quote, risultati in tempo reale e streaming è esattamente il pacchetto che serve.
StarCasinò (concessione ADM n. 16026, Azzurri Limited) è il caso dichiarato di un marchio nato altrove e arrivato alle scommesse dopo: permette di scommettere sui principali eventi sportivi italiani e internazionali con varie tipologie di scommessa sportiva, accanto alle slot e al Live Casinò. Chi cerca un bookmaker specializzato troverà il catalogo sportivo più essenziale di altri dieci, e chi cerca un unico conto per sport e casinò troverà la combinazione che gli serve. La concessionaria è la stessa di Betsson, il che rende la coppia un’illustrazione perfetta del principio per cui la concessione va letta per sito e non per marchio.
William Hill (concessione ADM n. 16044, William Hill Malta Plc) è l’unico dei dieci che nelle proprie condizioni dichiara la struttura economica completa di un’offerta, ed è per questo la più istruttiva del gruppo. Il Benvenuto Sport è un bonus cash pari al 100 % del primo deposito fino a 50 €, con deposito minimo di 20 € con carta o PayPal entro 7 giorni, erogato in tranche da 10 € su multiple di almeno 5 selezioni con quota minima 5.00 giocate con denaro reale. Ogni pezzo di quella frase è una condizione, e vale la pena scioglierla: il bonus non è denaro disponibile subito ma cinque tranche da 10 €; non si sblocca con una giocata qualsiasi ma con multiple di almeno cinque selezioni, cioè con il prodotto a margine composto più costoso del catalogo; e la quota minima di 5.00 esclude tutto il terreno dei mercati principali, dove le quote sono corte per definizione. Chi legge «100 % fino a 50 €» e immagina cinquanta euro sul conto sta leggendo la prima riga di un regolamento che ne ha molte altre, e la seconda riga è già più interessante della prima.
Tassazione e obblighi: chi paga che cosa
La domanda sulle tasse nelle scommesse è la più frequente e la più fraintesa, perché la risposta corretta non è «dipende», è «dipende da chi ha la concessione».
Sulle vincite pagate da un concessionario ADM il giocatore non paga nulla e non dichiara nulla, perché il prelievo è alla fonte e già versato dal concessionario: la somma che si preleva è quella netta. È una affermazione che la stampa specializzata riporta con continuità, nel 2024 e nel 2026, e che non risulta confermata su una pagina dell’amministrazione finanziaria. Chi vuole certezza sulla propria posizione fa l’unica cosa che questa pagina può suggerire: consultare un commercialista.
Sulle vincite ottenute su siti senza concessione, o esteri, la questione è completamente diversa e ha un documento preciso alle spalle. L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 141/E del 30 dicembre 2010, tratta le vincite online come redditi diversi ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lett. d) del TUIR, anche per i siti registrati o ospitati all’estero, tassabili secondo l’articolo 69 del TUIR sull’intero importo ricevuto senza deduzioni; la lettura pratica è che non c’è ritenuta e che serve una dichiarazione nel Modello Redditi PF o nel 730. L’aliquota IRPEF applicata non è nota da qui, e la posizione va riassunta come l’Agenzia delle Entrate la interpreta: andrebbero dichiarate come redditi diversi, e non è consulenza fiscale.
Il contrasto fra le due situazioni è l’argomento più forte che esista a favore del percorso italiano, e non ha bisogno di essere enfatizzato. Da una parte un importo netto che arriva e non si dichiara; dall’altra un reddito da dichiarare per intero, senza deduzioni, su somme vinte da un operatore che in Italia non ha nessun titolo per raccoglierle. Chi sceglie il sito estero per una quota leggermente migliore dovrebbe confrontare quel vantaggio con questa differenza di trattamento, e il confronto non regge.
Sul versante pubblicitario c’è una regola che continua a sorprendere chi arriva da altri mercati. Il Decreto Dignità, articolo 9 del D.L. 12 luglio 2018, n. 87, convertito con la legge 96/2018, è in vigore, e ADM lo richiama il 28 febbraio 2024 con parole che non lasciano spazio: è vietata qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro, comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni e internet. A farlo rispettare è AGCOM, con una sanzione del 20 % del valore della pubblicità e comunque non inferiore a 50.000 € per violazione. Lo stesso decreto, all’articolo 3, lett. l), promuove la pubblicità del gioco pubblico che serva a un gioco sicuro e responsabile, e alla lett. m) insieme all’articolo 15, comma 3 consente al concessionario di veicolare messaggi sociali o di gioco responsabile con il proprio logo. Non è una contraddizione, è una linea di confine: si possono spiegare le regole, non si può invitare a giocare.
Lo stato dell’arte su questa norma è più mobile di quanto i lettori immaginino. La stampa di settore riporta che nel 2025 AGCOM non ha registrato sanzioni per violazioni del divieto; il TAR Lazio, con l’ordinanza n. 15037 del 29 luglio 2025, ha rimesso alla Corte costituzionale la questione del minimo fisso di 50.000 € della sanzione; sono pendenti due rinvii alla Corte di giustizia dell’Unione europea, il C-421/24 sulla responsabilità delle piattaforme e il C-194/25 sulla necessità di notifica del divieto. È stata proposta, e non è legge, una modifica al bilancio 2026 firmata da Forza Italia per eliminare il divieto sull’aggressione pubblicitaria indiretta come le sponsorizzazioni: l’esito non risulta, e il divieto è in vigore alla data di verifica. La conclusione pratica per il lettore è che il divieto non tocca l’esistenza dei bonus: un bonus di benvenuto esiste, la pubblicità che lo reclamizza no.
Domande frequenti
Come si verifica che un bookmaker abbia la concessione ADM?
Si consulta l’Elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza pubblicato da ADM e si cerca la riga del sito, con il suo codice e il suo concessionario. L’elenco non indica i giochi autorizzati: per sapere se l’operatore offre scommesse sportive bisogna guardare il suo palinsesto, e incrociare il numero di concessione dichiarato nelle condizioni contrattuali.
Come si calcola la vincita di una scommessa dalla puntata e dalla quota?
La quota è quello che la puntata produce se la giocata vince: si moltiplica la puntata per la quota e si ottiene l’importo restituito, profitto compreso. Dieci euro a quota 1,90 restituiscono 19 €, cioè 9 € di utile netto. Sulla multipla le quote si moltiplicano fra loro prima di applicare la puntata.
Come si vede dalle quote il margine che trattiene un bookmaker?
Si sommano i reciproci delle quote di tutti gli esiti dello stesso mercato e si divide 1 per quella somma: il risultato è il payout, e il margine è ciò che resta. Su un mercato a due esiti a 1,90 per lato il payout è di circa il 95 % e il margine di circa il 5 %.
Quali limiti di deposito si impostano su un bookmaker con concessione ADM?
Il limite si sceglie in registrazione, su base settimanale o mensile, insieme ad altri autolimiti su tempo, spesa e perdita. Un abbassamento ha effetto immediato, un aumento richiede invece un’attesa: nelle condizioni di Admiralbet il limite aumentato entra in vigore dopo sette giorni.
Le vincite delle scommesse sportive sono tassate in Italia?
Sulle vincite pagate da un concessionario ADM il prelievo è alla fonte e il giocatore non dichiara nulla. Sui siti senza concessione o esteri la risoluzione n. 141/E del 30 dicembre 2010 dell’Agenzia delle Entrate le tratta come redditi diversi da dichiarare per intero: la posizione va verificata con un commercialista.
Quali rischi si corrono su un sito di scommesse non AAMS?
Nessuna tutela italiana: niente RUA, niente vigilanza ADM, nessuna sede legale in Italia per una controversia e vincite da dichiarare al fisco. ADM richiama l’articolo 4 della legge 401/1989, che sanziona con l’ammenda e l’arresto fino a tre mesi anche chi partecipa a scommesse di operatori non concessionari.
Il percorso si sceglie prima della quota
Torniamo al numero da cui siamo partiti: 1,90 su entrambi i lati di un mercato a due esiti, un payout del 95 %, un margine del 5 %. Su un mercato a tre esiti la stessa struttura porta verso l’85 %, e la forbice fra i due casi vale dieci punti su cento giocati. Nessuno di questi numeri dice quale operatore scegliere, e non è un difetto della comparazione: è la cosa che la comparazione serve a mostrare.
Le decisioni che contano vengono prima del prezzo e sono di natura diversa. La prima è se stare nel perimetro italiano o fuori. Dentro ci sono la concessione per sito, il palinsesto approvato, il RUA, i limiti di deposito, una sede legale a cui rivolgersi e vincite che non si dichiarano. Fuori non c’è nessuna di queste cose, c’è un blocco DNS che non è una protezione e c’è una norma che, come la scrive ADM, sanziona anche chi partecipa. Il confronto fra le due strade si chiude qui, e nessuna differenza di quota lo riapre.
La seconda decisione riguarda che tipo di giocatore si è, e determina dove vale la pena guardare. Chi gioca poche schedine e di importo modesto non troverà mezzo euro di differenza al mese spostandosi da un operatore all’altro, e farà meglio a scegliere in base al mercato che gli serve: Planetwin365 se segue uno sport che gli altri quotano poco, Lottomatica se vive di campionato e Formula 1, Sisal o SNAI se vuole chiudere una giocata prima della fine, bet365 se costruisce la schedina dentro una sola partita. Chi gioca molto, o su importi che contano, ha una matematica che va nella direzione opposta: per lui il margine è il costo principale, e la sua attenzione va alle righe dei mercati principali e a chi le prezza meglio, misurate una volta con la somma dei reciproci invece che stimate a occhio.
La terza decisione riguarda i bonus, e va presa senza entusiasmo. Un’offerta con una struttura economica dichiarata come quella di William Hill — 100 % del primo deposito fino a 50 €, deposito minimo 20 € entro 7 giorni, cinque tranche da 10 € sbloccabili con multiple di almeno cinque selezioni a quota minima 5.00 — è leggibile e quindi discutibile: si può calcolare che cosa chiede e decidere se vale. Un’offerta di cui non si conoscono le condizioni non è né buona né cattiva, è illeggibile, e il posto dove si leggono le condizioni è la pagina dei termini dell’operatore, non la vetrina. La regola prudente è la più noiosa di tutte: il bonus non deve mai essere la ragione per aprire un conto, e la sua assenza non deve essere la ragione per non aprirlo.
Resta un’ultima cosa da dire su che cosa è cambiato rispetto a quando il mercato si chiamava ancora AAMS. La gara del settembre 2025 ha assegnato 52 concessioni a 46 società, con un nuovo regime partito il 13 novembre 2025, concessioni da nove anni senza rinnovo, condizioni e regime fiscale congelati per tutta la loro durata, e un elenco che il 25 ottobre 2026 mostra codici da 16000 a 16051. Chi gioca su un operatore con concessione sta dentro un sistema che si rinegozia una volta ogni nove anni, con condizioni note in anticipo. Chi gioca fuori da quel sistema sta in un mercato che nessuno ha deciso di regolare, e che nessuna autorità italiana può tutelare. Fra le due cose, la quota è la parte facile da confrontare e la meno decisiva.
Scritto dal team di «Coppanazionale».